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2014-Lungo il binario Mendrisio-Stabio
2011 - Nella corte del pittore
2008 - Vigino-dentro la masseria
2005 - Paesaggio attraverso
2005 - Ai confini della Breggia
2003 - Quattro passi in valle
Copertina volume   Pubblicazione in occasione della mostra presso il Museo della civiltà contadina del comune di Stabio, in ambito della 9a biennale dell'immagine di Chiasso
5 ottobre 2014 - 11 gennaio 2015







GIOVANNI  LUISONI
Lungo il binario Mendrisio-Stabio
Testi di Dalmazio Ambrosioni
Salvioni Edizioni 2014
 
Con oltre 80 fotografie in bianco e nero e a colori, il fotografo ticinese Giovanni Luisoni presenta una sua ultima ricerca eseguita nell’arco di un decennio
(2004-2013).
Un lavoro di interpretazione, di dialogo del fotografo con i luoghi e la loro memoria, lungo e nelle immediate vicinanze del binario. È un lavoro creativo, artistico. Perché il fotografo vede quello che normalmente gli altri, cioè tutti noi, non vediamo.
Proprio perché nel frattempo le cose non si sono fermate, il tempo corre, l’incuria trionfa, molti segni vanno sparendo e non ci fosse questa documentazione fotografica lo sarebbero per sempre.
Dalmazio Ambrosioni giornalista, si occupa di critica e storia dell’arte e della fotografia, racconta la storia di questa linea ferroviaria, la Mendrisio-Stabio che torna ad essere una realtà. Gloria e tormento non sono termini usati dall’asettica comunicazione delle FFS, ma sono la corretta sintesi di oltre cent’anni di questo collegamento, dal progetto alla realizzazione, dalla chiusura sul versante svizzero all’abbandono, alla ripresa in tutt’altra forma. In sintesi in questi oltre cent’anni della Mendrisio-Stabio è racchiusa una lettura, quasi una metafora, dei rapporti tra le due parti, di qua e di là del confine.


 
Da un testo del volume 
 
“La camera chiara - Dove con camera chiara il critico e linguista francese intende sì gli strumenti messi a disposizione della fotografia dalle tecnologie informatiche, ma si riferisce anche ad un apparecchio antecedente alla fotografia che permetteva di disegnare per mezzo di un prisma, avendo un occhio sul modello e l'altro sulla carta. In questo senso la fotografia manifesta tutta la sua esteriorità documentale, ma anche e ancor più la sua interiorità misteriosa, impenetrabile, non rivelata. Al di là della tecnica, della trovata, del tempismo, al di là di tutte le sfide del probabile e del possibile, per Barthes il fotografo agisce su ciò che fotografa, su quel particolare momento in cui qualunque cosa diventa il massimo valore. 
La “veggenza” del fotografo consiste nel cogliere il momento, il luogo, gli elementi giusti per individuare questo valore. Nel nostro caso il tema è ampio, sia diretto che mediato. Si concentra “lungo il binario”, in un luogo ben definito e concluso, tra qui e là, tra Mendrisio e Stabio fino al confine, ma in verità si insinua nelle emozioni, nei sentimenti, nelle drammaturgie interiori. La ricerca non si ferma all’espediente, al sensazionale o viceversa all’ornamento barocchistico, come in tanta parte della fotografia moderna, che deve “far colpo”. Non confonde la purezza, mi vien da dire l’onestà dello sguardo. Giovanni Luisoni non è un vetrinista della fotografia. Per lunga esperienza sa che senza contenuti e senza progettualità di lunga durata le immagini, anche se esteticamente belle, producono solo dei balbettii. La vocazione estetica da sola non basta a consegnare l'autore alla sfera dell'arte.”

Dalmazio Ambrosioni  2014