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2014-Lungo il binario Mendrisio-Stabio
2011 - Nella corte del pittore
2008 - Vigino-dentro la masseria
2005 - Paesaggio attraverso
2005 - Ai confini della Breggia
2003 - Quattro passi in valle
Edizione d'autore in tiratura
limitata e numerata - 2011

Nella corte del pittore 
Omaggio a Samuel Wülser.
 



Con questa monografia d'autore, il fotografo Giovanni Luisoni presenta il suo ultimo lavoro commisionato dall'associazione gruppo salvaguardia di Corteglia, in ambito del progetto dedicato al pittore Samuel Wülser, (1897-1977)
Si tratta di una serie di circa 30 immagini a colori, eseguite durante il 2010 nella casa del pittore a Corteglia.
Una ricerca la sua , che si é concentrata in uno spazio ben delimitato, il cortile dell'abitazione, luogo dove il fotografo ha trovato l'ispirazione per i suoi scatti dedicati all'artista pittore Samuel Wülser.
 
Luci e colori nella polvere del tempo

Giovanni Luisoni in ottima compagnia. Di Samuel Wülser e della storia dell’arte.
 
Uno fotografo, l’altro pittore. Entrambi artisti, capaci di interpretare l’approccio alle cose con ricchezza di significati. Il primo suonerà sorprendente pur essendo a mio parere la radice del loro lavoro, ed è il sentimento della misura classica. Intanto misura, né di più né di meno, lontani pittore e fotografo dall’eccesso e dalla spettacolarità oggi così di moda. La società del troppo, la nostra, non è la loro. Ho sott’occhi una fotografia del Gruppo Trentatrè, ci sono Aurelio e Guido Gonzato, Musfeld, Ugo Cleis, Aldo Patocchi, le due Anite Spinelli e Nespoli e altri; in basso, accovacciato, Samuel Wülser che finge di bere da una grande anfora. Gli piacevano le gags, mi ha colpito l’anfora, elemento rigoroso e classico che percorre la storia dell’arte dai crateri greci in poi e ritorna nel recupero classicista dei pittori di Novecento. Nei dipinti la misura è regina, anzi Wülser se ne stà leggermente arretrato rispetto alla rappresentazione, meglio lasciare spazio all’interpretazione piuttosto che invadere gli spazi di sensibilità di chi guarda. Giovanni Luisoni lo conosco da quand’era fotoreporter, ancora oggi gli riconosco la stessa misura, che è anche rispetto. Le sue foto non invadono rimanendo in equilibrio sul delicato crinale di una tradizione classica nella quale si colloca il concetto di “sezione aurea”, che è sì un calcolo matematico ma prima indica il rapporto tra lunghezze (tempi) diseguali e prima ancora un modo di accostare le cose. Keplero, astronomo e matematico tra Cinque e Seicento, l’ha definita “una pietra preziosa”. Wülser e Luisoni hanno questa ricchezza.
Ciò che prima e più colpisce in entrambi è il senso del colore. Evidente nel pittore, sorprendente nel fotografo che ancora oggi fatica ad accantonare il bianco e nero, suo come di altri grandi fotografi anche del Mendrisiotto. La fotografia s’è coscientemente (affettuosamente) lasciata attrarre dalla pittura, dalle sue luci che sanno di frange dell’Espressionismo ma anche di albechiare del sud, anzi del meridione come s’intravvedono da quel poggio che è Corteglia. Dicendo meridione intendo mediterraneo e quindi ancora classicità, Atene e Roma, su su fino alle spiagge del mito. E intendo  anche (absit injuria verbis) italica cultura pensando a tutte quelle stagioni, su tutte il Rinascimento, che ci sono madri e noi non saremo mai figli degeneri. Direi il primo Rinascimento e siccome per Corteglia si è citata la Toscana, Samuel Wülser e Giovanni Luisoni mi ricordano Firenze e il Beato Angelico del convento di San Marco, misura classica per eccellenza, i portici, i corridoi e le celle affrescate di madonne e angeli in cui prevalgono colori caldi di terra e di sole mentre baluginano i rosa. Oggi i nostri cieli sono senza madonne. Giovanni Luisoni i cieli popolati di evocazioni li va a trovare sui muri scrostati, negli intonaci granulosi, nella polvere del tempo, nelle tenere vicinanze, nelle affinità elettive... Magari anche nell’Albero geneaologico di Piero Bianconi, che canta l’infinita pazienza dei muretti e le liste parallele dei ronchetti. Lungo questa ricerca Luisoni assume i panni di recuperante come Ermanno Olmi nel suo splendido, antico documentario che anticipa l’epopea de L’albero degli zoccoli. Coglie delle cose e dell’opera di Wülser anche l’ultima trama, l’ultimo filo, l’ultima apparenza di quanto rimane dopo il caos del passaggio di civiltà, da quella bimillenaria, rustica e contadina, a quella che non sappiamo ancora cosa. Coglie l’ultimo, intimo istante e poi…
Poi investe di bellezza. Ammanta di sfolgorante, incontenibile, indicibile, insopportabile, ammaliante bellezza. Inonda di lampi, luce a profusione che si deposita come un manto, si fa luminosità e rilancia se stessa in una sorta di reazione a catena. Una luce chiara”senza macula d’errore e certissima in sé e per la sua ancella, che si chiama Perspettiva” (Dante Alighieri, Convivio, II, XIII, 27). Luce che recupera e vivifica quelle cose senza vita e senza più storia che, metaforicamente, son diventate territori, superfici, contrafforti. Non per magia, ma proprio lungo le stagioni dell’arte; per la luminosa bellezza che è come il soffio, l’aura iniziale. E tutto rinasce, a nuova vita e nuovi significati.
                                                                                                                Dalmazio Ambrosioni