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2014-Lungo il binario Mendrisio-Stabio
2011 - Nella corte del pittore
2008 - Vigino-dentro la masseria
2005 - Paesaggio attraverso
2005 - Ai confini della Breggia
2003 - Quattro passi in valle



 
Vigino “dentro la masseria”   Edizioni Salvioni 2008
                           
“Il grande tema di Giovanni Luisoni è il territorio. Fotografa il Mendrisiotto nel suo trasformarsi e raccoglie in questo spazio di frontiera i temi per un discorso più ampio, universale. Le sue immagini colgono nel presente e lungo le tracce della storia il legame di continuità della gente con l’ambiente: ieri con la Valle di Muggio, le gole della Breggia, il trasformarsi della Campagnadorna, oggi con la masseria di Vigino a Castel San Pietro, testimone e protagonista di una grande, secolare storia di operosità e di rapporto con il territorio.
Le fotografie sono introdotte da Dalmazio Ambrosioni, giornalista, storico e critico d’arte. Sulla base delle immagini di Giovanni Luisoni, racconta la piccola, grande storia di Vigino e la sua rappresentazione cavalcando a sua volta il sentimento del tempo: memoria, permanenza, cambiamento”.
 
Presenze e assenze
 
"Con le sue fotografie Giovanni Luisoni entra direttamente in questa dialettica del fuggire e del rimanere. Del passato che non muore, rimane consistente e anzi si rilancia rispetto al presente. Di un tempo lungo e di un tempo breve. Di una storia importante, imponente ma ormai conclusa, di un presente di attesa e di un futuro greve di interrogativi e perplessità. Luisoni entra in punta di piedi in questo delicato, silenzioso rapporto utilizzando essenzialmente due argomenti tra loro concatenati.
Il primo consiste nel fatto che – a parte l’immagine introduttiva, inserita con finalità didattiche, per far capire e localizzare, ma anch’essa simbolicamente contestualizzata con quello scheletro d’albero in primo piano - l’intera sequenza di queste fotografie dedicate a Vigino è concentrata su alcuni, pochi interni. Niente panorami, vedute, colpi d’occhio sul paesaggio, la collina, il Generoso, vigneti, cipressi, l’allungarsi della pianura, albe e tramonti. Nemmeno la corte, i loggiati e i ballatoi, il porticato e gli androni. Volutamente rinuncia a un repertorio sentimentale ed emotivo, che avrebbe pesato come un’insopportabile interferenza.
Niente. Solo interni, stanze, muri, spazi, oggetti. I luoghi dell’abitare. Dove sono più visibili e rilevabili i segni dei passaggi: delle persone, dei contadini, dei fittavoli di generazione in generazione, insomma di chi ha legato la propria vita a queste terre e a questa masseria; delle cose, dove oltre che con i tanti successivi passaggi le fotografie si confrontano con le trasformazioni, anzi più precisamente con le metamorfosi. I muri, i soffitti, i pavimenti, le suppellettili, la conformazione stessa di questi “luoghi”, le cose anche minime (un chiodo, un gancio, una scheggia di legno, lo spessore della fuliggine, lo stallo tra le piastrelle…) sono andati cambiando, hanno continuato a cambiare sul ritmo delle presenze e delle assenze.
Queste fotografie ci dicono che c’è un tempo lungo della presenza, oltre cinque secoli, e un tempo breve dell’assenza, gli ultimi 25 anni. L’uno e l’altro hanno lasciato, continuano a lasciare i loro segni. Anzi, adesso che tutto è come in apnea, sulle spoglie di un uniforme passato e in attesa di chissà quali novità, questi due tempi apparentemente inconciliabili si sono assommati e interagiscono appaiati, si potrebbe dire di comune accordo, in qualche modo complici.
Sono cadute le barriere e le distanze tra prima e adesso. Non c’è più conflittualità come poteva essere al momento dirompente del distacco, dello stacco netto dalle presenze alle assenze. Tutto si è acquietato, anche il sentimento del tempo. Le ragioni del lungo ieri e del breve oggi non si contrappongono, non lottano più. Si è conclusa la drammaturgia degli opposti".

Dal testo parziale di Dalmazio Ambrosioni