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2014-Lungo il binario Mendrisio-Stabio
2011 - Nella corte del pittore
2008 - Vigino-dentro la masseria
2005 - Paesaggio attraverso
2005 - Ai confini della Breggia
2003 - Quattro passi in valle
 
Quattro passi in valle   La valle di Muggio raccontata   
Edizioni Salvioni  2003           







Quattro passi in valle di Muggio, come quattro sono gli scritti che accompagnano le sessanta immagini di Giovanni Luisoni, fotografo di luoghi amati, di paesaggi indagati con naturalezza e di persone colte con affetto nel loro ambiente.
Accanto alla prosa di Amleto Pedroli, finestra spalancata sulla realtà migratoria e religiosa della valle, vengono offerti al lettore la storia d’amore e di morte di Maria Corti, che ci viene incontro dalla conca verde di Erbonne, lo sguardo d’Oltralpe di Gertrud Leutenegger, scrittrice svizzera di lingua tedesca vissuta per qualche anno a Cabbio, e il racconto dal basso di Alberto Nessi che vede il mondo con gli occhi di un testimone popolare. Un invito visivo e letterario a conoscere una valle che sa coniugare asprezza prealpina e grazia lombarda.
 
 "La valle di Muggio bisogna percorrerla a piedi, su e giù per i pendii, passando da un versante all’altro sui suoi ponti antichi dai quali lo sguardo si perde nelle gole della Breggia. Potete percorrerla in ogni stagione: quando il piede affonda frusciando nelle foglie brune dei faggi e quando l’anemone rischiara il sottobosco; quando i verdi dei pendii eseguono la loro sonata in do maggiore e quando gli alberi spogli di fronde vi lasciano intravedere il greto biancicante del torrente che vi accompagna con il suo canto basso, rintanato come un serpente preistorico nel suo solco scavato dai secoli."


"Ma quelli che vi proponiamo in questo libro sono solo quattro passi in valle: Maria Corti, smessi i panni della filologa illustre, ci viene incontro dalla conca verde di Erbonne con il passo affabile della narratrice e ci racconta la storia del pastore Adriano che amava la musica e “scivolava dentro i sogni”, una storia d’amore e di morte sotto l’Orimento; Gertrud Leutenegger lascia il Sempione seguita dagli spiritelli per raggiungere il minuscolo mondo di Cabbio, da dove si intravede, laggiù in fondo, un po’ della pianura tremolante che porta a Milano; Amleto Pedroli in una prosa inedita percorre la valle con il passo lungo della memoria, aprendo spiragli sulle vicende migratorie dei valligiani e sulla religiosità radicata nelle pietre di edifici e monumenti; io accompagno il mio testimone popolare nella sua passeggiata notturna sotto la luna evocatrice di fantasmi. Quattro passi che affondano nello stesso humus di un territorio esplorato dall’occhio attento e affettuoso del fotografo Giovanni Luisoni. Il libro è suo, prima di tutto. E i testi non sono l’illustrazione delle immagini, ma il contrappunto bianconero che s’intreccia con loro.
   Ho detto occhio affettuoso del fotografo. Ed è vero. Luisoni è il contrario di chi mette in posa le persone e le illumina con i faretti e costruisce l’immagine come su un palcoscenico. Egli si aggira silenzioso e al momento buono scatta. È un cacciatore armato di fucile con il silenziatore. Ha pazienza, come il suo maestro Gino Pedroli che prima di lui ha esplorato il microcosmo del Mendrisiotto. Timido, ha paura di disturbare. La sua di oggi è una timidezza anche formale. Lasciati gli esperimenti di prove precedenti, che tendevano a ordinare gli oggetti in una composizione astratta o metafisica, è tornato a un racconto più disteso. E con discrezione coglie la geometria spoglia del paesaggio, le coste screziate
sulle quali gli uomini della fienagione sono puntini, l’alfabeto silenzioso degli alberi brulli contro la poca neve, il gioco di luci e di ombre, le luminose brume invernali, i gesti della quotidianità, i visi dei bambini e dei vecchi. C’è una segreta complicità tra lo sguardo del fotografo e quei visi. Bambini e vecchi. Le generazioni di mezzo sono assenti dal libro, come durante il giorno sono assenti dalla valle, impegnate nelle scuole o negli uffici o nei centri commerciali o tra i binari del piano o chissà dove: solo il boscaiolo, l’apicoltore e uno dei pochi contadini rimasti. Talvolta pare che dietro le immagini si nasconda un racconto, come nella sequenza finale dove il cappello appeso alla porta della chiesetta, i fiori sul ponte, le ragazze di bronzo parlano di attesa. Ma da ogni momento di questa passeggiata poetica traspare l’attenzione per una valle indagata non solo con l’occhio di vetro dell’obiettivo ma anche, e specialmente, con l’occhio vero e un po’ stupito di chi si aspetta sempre un’emozione nuova dalle cose e dalle persone conosciute."

Dal testo introduttivo  di Alberto Nessi